OpenSuse per Raspberry Pi3: perplessità

Una cosa mi ha lasciato molto perplesso: ho provato a fare in modo che la distribuzione partisse senza interfaccia grafica, per poterla utilizzare in modo molto più efficiente come server. Conosco la Suse da anni e so che da diverso tempo non gradisce in genere che si intervenga direttamente sui file di configurazione in /etc per cui ho utilizzato Yast (Gestione Servizi) per portare la distro a livello “Multi User”, ovvero con partenza in modo testuale senza desktop.

Alla ripartenza tutto appare bloccato, la console non dà segni di vita e il Raspberry non entra neanche in rete, negando un accesso remoto SSH che avrebbe aiutato ad investigare il problema. Come controprova ho creato un’altra microSD e fatto ripartire il sistema ho riprovato ad effettuare la stessa operazione da Yast, che dovrebbe risultare totalmente lecita (da una OpenSuse su piattaforma Intel effettua effettivamente il passaggio al runlevel Multi-User). Niente da fare, stesso risultato. Blocco completo della OpenSuse.

Non so se questa cosa sia riproducibile anche da altri che hanno installato questa distribuzione, ma nel mio caso mi dà senz’altro un’impressione di fragilità e instabilità intollerabile per l’utilizzo sul Raspberry. Francamente mi dispiace perché almeno su piattaforma Intel ritengo la OpenSuse una delle migliori distro in circolazione, ma sul Raspberry non me la sento proprio di utilizzarla in queste condizioni.

OpenSuse per Raspberry Pi3: un vero sistema operativo a 64 bit

E’ ora di mettere alla prova il nostro Raspberry Pi3 con un vero sistema operativo a 64 bit. Per ciò che mi risulta finora nessuno si è mosso tramite la Suse, che comunque in precedenza non mi aveva impressionato molto favorevolmente con la sua immagine per Raspberry. Da novembre 2016 Suse ha messo a disposizione sul suo sito la versione Enterprise (SLES) per Raspberry, ma trattandosi comunque di una release commerciale ha messo a disposizione degli utenti 1 anno di aggiornamenti gratuiti (previa registrazione) dopo di che si paga.

Quando l’ho letto mi è venuto un pò da ridere, pensavo a qualcuno che possa inserire un sistema Linux su un Raspberry per pagare una subscription annuale, cosa che su server professionali su piattaforme Xeon  ci può anche stare, ma su un Raspberry…… dai……… andiamo……… :)))

Comunque speravo che si muovesse anche la release OpenSuse, ed infatti dal mese di febbraio 2017 è stata aggiornata anche questa versione, completamente gratuita e quindi in linea con la filosofia di utilizzo di un Raspberry. Gli ultimi files immagine risalgono al 17 marzo, quindi tra l’altro sono stati aggiornati molto recentemente.

Innanzitutto dove scaricare le immagini “ready-to-use” per l’RPI3?

Da qui:

https://en.opensuse.org/HCL:Raspberry_Pi3

Consiglio di installare la Leap Image (quella più in alto nella pagina) e nel mio caso ho preferito quella con la grafica gestita da XFCE, semplice ma molto gradevole a vedersi.

Nel sito ci sono anche delle brevi istruzioni relative alla copia dell’immagine sul supporto microSD che utilizzeremo nel Raspberry quindi non mi dilungo. Alla partenza della distribuzione ci sarà un ridimensionamento automatico delle partizioni per cui non sarà necessario nessun adattamento manuale per poter utilizzare tutto lo spazio della microSD. Inoltre esiste solamente l’utente “root” a cui la Suse ha assegnato la password “linux”.

La scheda ethernet prenderà in DHCP un indirizzo sulla propria rete, quindi se è connesso un cavo  lan l’RPI3 sarà subito in rete, se abbiamo solo una connessione WI-FI……. non funzionerà. Ebbene sì, la scheda wi-fi non viene riconosciuta e bisogna modificare un file di configurazione per farla riconoscere e funzionare.

Apriamo il terminale.

Quindi entriamo nel file /etc/dracut.conf.d/raspberrypi_modules.conf con un editor come VI e togliamo dalla prima riga “sdhci_iproc” lasciando tutto il resto.

Lanciamo il comando < mkinitrd -f > e facciamo un reboot. Ora saremo in grado di sfogliare le reti wi-fi disponibili e collegarci alla nostra. Come dicevo l’aspetto del desktop è piuttosto gradevole.

Nei prossimi giorni cercherò di utilizzarla sia come ambiente desktop che server per vedere come si comporta rispetto alla “solita” Raspbian, tenendo conto che in questo caso si tratta di un vero ambiente a 64 bit.