RedHat 7: troppo presto per usarla?

Il “problema”, se proprio vogliamo chiamarlo così, è stato l’introduzione di systemd per la gestione dei servizi al posto dell’ormai collaudatissimo initd. Systemd è sicuramente più evoluto del suo predecessore ma quando si parla di server ci si chiede sempre se è in grado di fornire la stessa stabilità che si aveva in precedenza. Parallelizzare i processi di boot per velocizzarlo, riavviare automaticamente servizi in caso di errore va tutto bene, ma non è certamente ciò di più importante che ci si può aspettare da un server. Non voglio poi nemmeno prendere in considerazione Gnome 3 perché, trattandosi quella dei server di un’installazione completamente testuale, l’ambiente grafico diventa in assoluto ininfluente.

Al momento in cui scrivo siamo arrivati anche ad avere, grazie agli aggiornamenti in linea, la versione 7.1. Di fatto però, parlo per esperienza personale, negli ambienti di sviluppo/test e a maggior ragione nelle macchine di produzione si continua ad usare la RedHat 6.x e non è difficile imbattersi ancora in ambienti RedHat 5.x. Questo discorso vale ovviamente anche per la distribuzione “gemella” CentOS che molto spesso per motivi di costi viene usata al posto della RedHat.

E’ pur vero che già da diverso tempo questa soluzione è stata implementata su Fedora, ma si tratta di un sistema operativo dedicato agli ambienti desktop e non è soggetto agli stessi criteri di affidabilità e agli uptime mostruosi richiesti ad un server di produzione. D’altro canto non credo che vedrò mai in un data center un’installazione Fedora 21 Server, ne sono piuttosto certo.

Journal, che ha sostituito il tradizionale system log: non sono solo io a storcere il naso, ho sentito altri pareri di colleghi sistemisti non proprio entusiasti. Ne parlo qui in un altro articolo a proposito della Fedora Remix sul Raspberry; ho rimesso subito la situazione così com’era.

Comunque sia, il cammino oramai sembra questo per cui tanto vale cominciare a predisporre qualche ambiente, magari virtuale, dove testare in parallelo alle release precedenti progetti in fase di collaudo. Per gli ambienti di produzione, si sa, le cose procedono molto più lentamente e si aspetta sempre che qualcuno abbia il coraggio di osare per poi vedere come funziona il tutto.

Due link di riferimento, in inglese,  per approfondire il tema:

https://access.redhat.com/documentation/en-US/Red_Hat_Enterprise_Linux/7/html/7.0_Release_Notes/index.html

https://access.redhat.com/documentation/en-US/Red_Hat_Enterprise_Linux/7/html/Migration_Planning_Guide/index.html

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